La 100 Miglia vista con gli occhi del Monviso - 100 Miglia Monviso

DI LUCA DALMASSO

La 100 Miglia vista con gli occhi del Monviso

La gente mi gira intorno da tempo immemore. Percorre le mie pendici in lungo e in largo, in ogni stagione. Ci sono abituato e non ci faccio più caso. Eppure, circa un anno fa, ho visto e vissuto una cosa del tutto nuova. 

Era una bella serata estiva, una delle più lunghe dell’anno, le lente e avvolgenti ombre, lasciate come regalo dal sole che era appena passato in Francia alla mia destra, si estendevano giù nella pianura italiana. Mi stavo godendo l’ultima luce, consapevole che da quassù dura di più rispetto al fondo delle vallate, quando ho sentito uno sparo. Veniva evidentemente da Saluzzo. Con curiosità ho guardato giù e sono rimasto sorpreso a vedere un fiume di gente risalire dal centro alla Castiglia e poi seguire i boschi nella mia direzione. 

In brevissimo tempo, il buio ha inghiottito ogni cosa, eppure quel serpentone proseguiva allungandosi sempre di più. Si è sgranato in tanti punti brillanti che avanzavano inesorabili: ognuno illuminava il sentiero davanti a sé con un piccolo fascio. Li ho guardati percorrere la cresta tra Valle Po e Gilba. 

Dopo aver oltrepassato Crissolo alle prime luci dell’alba, i viaggiatori di testa erano sotto di me: calpestavano le pendici in basso a sinistra, dove i miei vecchi crinali stanno perdendo i pezzi. “Caspita, quanto vanno veloci: stanno correndo?!” pensavo sorpreso. Non erano come gli escursionisti che vedo di solito girarmi intorno e che, oltretutto, non partono mai da Saluzzo. Mi parevano dei pazzi, eppure li vedevo tutti così sorridenti e felici!

Davanti ai miei occhi sono scesi a rotta di collo a Casteldelfino, proprio nell’esatto punto in cui i primi a toccare la mia cima partirono tanti decenni fa. Con stupore ho continuato a seguirli mentre percorrevano in discesa la Valle Varaita; il serpentone era sempre più allungato. Ho ammirato i primi correre nei pratoni sopra Sampeyre, sul mio amico Monte Ricordone, anche lui così visibile da qui. Li ho guardati salire la cresta verso San Bernardo Vecchio e poi, con mia grande sorpresa, tornare a Saluzzo per concludere il giro. In quel momento, gli ultimi erano ancora sotto di me.  E così ho rivolto la mia attenzione a loro, che affrontavano la seconda notte, a volte da soli, a volte condividendo i sentieri con altri corridori. I visi stanchi ma sorridenti, felici, supportati dal tifo di tanti amici e da tantissime persone su tutto il percorso. Sono stati due giorni e due notti completamente insonni ma ne è valsa la pena: anch’io ho corso con loro, anche per me è stato come fare un viaggio intorno a me stesso. Vederli giungere entusiasti a Saluzzo, dopo essermi venuti a trovare, mi ha fatto scendere lacrime di commozione, nonostante io sia abituato a ricevere da sempre la visita di tante persone. Non vedo l’ora quest’anno di rivivere quelle splendide emozioni, di sentire quelle gambe forti calpestare la mia terra, le mie pietre. Io, che di quelle pietre sono il Re.